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Giovedì 3 marzo presso l’arena civica di Milano, si è tenuto il terzo incontro nell’ambito del progetto Estportare su “Sport e parità di genere. Una sfida possibile”.

La cornice dell’incontro è la sala Appiani, nel cuore del Parco Sempione, e quindi di Milano.

I relatori sono numerosi, ognuno con esperienze e storie diverse da raccontare, ma tutti con un’unica idea in testa: questa sfida è possibile. A moderare l’incontro è stata Paola Gallas, coordinatrice di storiedellaltrocalcio.it ed appassionata all’argomento. Dopo una breve introduzione in cui espone di che natura siano le discriminazioni di genere in materia di sport, passa immediatamente la parola alla presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano, Anita Sonego. La presidente, dopo essersi definita un’attiva femminista della “vecchia guardia”, mostra tutto il suo disappunto e stupore nel venire a conoscenza delle leggi che impediscono alle donne sportive in Italia di avere le stesse opportunità, a parità di risultati, dei colleghi uomini. La sua “ignoranza” in materia risulta uno stridente campanello d’allarme e la Sonego stessa, esacerbata dalla situazione, invita i presenti a “replicare con megafoni compulsivi” questo scandalo, con la forza ed il coinvolgimento che da sempre la contraddistinguono.

Il primo intervento è quindi di Luisa Rizzitelli, presidente di ASSIST-Associazione Nazionale Atlete. Per fare maggior chiarezza sull’argomento spiega in breve l’obsoleta legge 91/81, che regola il professionismo in materia sportiva e che ne nega l’accesso alle donne, relegandole al dilettantismo e cita alcuni odiosi casi di discriminazioni ed episodi davvero esemplificativi. “Non è solo una questione di soldi ma di rispetto”, non è solo una questione di immagine ma di tutele e diritti. Diritto alla maternità, alla malattia, alla pensione e ad essere trattata come una che lo sport lo fa per professione, per vivere. Per dar forza alle parole della Rizzitelli intervengono poi Giulia E Giada Di Camillo, giocatrici di calcio che militano nelle file del Chieti, in serie B. Queste giovani ragazze raccontano di come sia difficile per una donna in Italia seguire le proprie passioni, se queste coincidono con lo sport ad alti livelli. Le difficoltà a trovare dei campi disponibili a “rovinare il manto erboso” per far giocare delle donne, le difficoltà di studiare, pensare al lavoro e ad una carriera alternativa alla tua vera passione, poiché difficilmente questa ti darà di che vivere. Per questo insieme al giornalista Di Marzio curano il blog donnenelpallone.com. Ora è il turno di un’altra atleta di alto livello, Lara Tagliabue, giocatrice di pallacanestro di serie A2 e nazionale. Parla della sua esperienza di giocatrice, dell’aria che respirano le donne del basket, rarefatta. La situazione in termini di diritti è analoga a quella delle altre discipline, e racconta rassegnata di come in nazionale solo una ragazza si è permessa il lusso di diventare mamma. Con un contagioso sorriso però racconta anche di come sia diventata allenatrice di basket e di come i ragazzi che allena la rispettino, perché è brava. E’ poi il turno di Elisa Virgili, dottoranda in filosofia delle scienze sociali, la quale ci mostra che un altro scenario è possibile ponendoci una questione: è davvero il genere l’unico parametro utilizzabile nelle categorie sportive? Attraverso alcuni aneddoti propone diverse alternative quali il parametro fisico. Francesca Savoldini invece è la vice presidente di “Fermati Otello”, associazione che si occupa di sensibilizzare la cittadinanza in tema di violenza di genere. Tratta di un argomento delicato, che riguarda maggiormente gli uomini. Per questo motivo Francesca ha sottolineato l’importanza dello sport come strumento educativo riportando le recenti esperienze nelle scuole da parte dell’associazione, con l’obiettivo di educare i ragazzi allo stare insieme, giocare senza discriminazioni di sorta. L’ultimo intervento è quello di Massimo Seregni, responsabile dei progetti in Africa di  Inter Campus. La sua voce porta la testimonianza di come le ragazze in Africa abbiano difficoltà ad accedere ai campus organizzati per i ragazzi, per motivi religiosi e culturali. Ma con un velato compiacimento racconta di come Inter Campus sia riuscita a far conoscere il calcio a molte bambine e di come queste si stiano appassionando sempre di più a questo sport.

Conclude infine la moderatrice Paola Gallas convenendo con tutti i presenti che la situazione attuale è scandalosa e di come si debba cercare di uscire da questo pantano, che per un paese del G20, è davvero vergognoso. Dobbiamo usare i “megafoni compulsivi” in Europa, che si è dimostrata molto attenta e indignata della mancanza di pari opportunità per le donne italiane nello sport e non solo. Poiché ricordiamo che nella storia lo sport è sempre stato un valido specchio della situazione politica e sociale di un paese.

L’atmosfera è positiva e briosa, si respira voglia di “fare rete” insieme. Salutandosi  i relatori propongono obiettivo concreto per la fine dell’anno solare: organizzare un meeting internazionale per far sentire all’Europa la voce delle sportive, da troppo tempo afone in Italia.

sofia coviello.

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