Altrimondiali is a communication and awareness campaign born in 1998 following “Altropallone Prize” (as an alternative to “Pallone d’Oro Prize”, against tough soccer). Every 4 years it follow the “FIFA World Cup” proposing events in which the sport, soccer in particular, is a universal social language. The aim is opposing the worst aspects of the event such as the waste of resources, global consumerism, the excessive and invasive mass communication and the use up of land. So to propose the soccer as popular usage, cultural development and social cohesion factor, to encouraging peace and solidarity attitude. Also a focus on childhood and adolescence rights to a fair being, on the side of a social and human didactic development of young generation.

AltriMondiali” è una campagna di comunicazione e sensibilizzazione nata nel 1998 a seguito del “Premio Altropallone” (in alternativa al Pallone d’Oro, contro il pallone duro).

Ogni 4 anni segue l’evento dei “Mondiali di Calcio” proponendo la realizzazione di eventi in cui emerga lo sport, ed il calcio in particolare, come linguaggio sociale universale, al fine di contrastare gli aspetti più negativi dell’evento quali lo spreco di ricorse, il consumismo globale, l’eccessiva e spesso invasiva comunicazione di massa ed il consumo del territorio. Proporre in alternativa il calcio come passione popolare, come fattore di sviluppo culturale, come elemento di coesione sociale, di pace e solidarietà, con particolare focus sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ad una vita dignitosa, contro lo sfruttamento del lavoro infantile e minorile, per lo sviluppo educativo sociale e umano delle giovani generazioni.

LE PASSATE EDIZIONI

1998 a giugno a Milano si tiene “AltroMondiale” quadrangolare di calcio tra squadre “alternative”: Radio Popolare, Terre di Mezzo, Coop Lombardia, Smemorandia Comedians;

2002 a Milano e provincia durante i Mondiali si tiene un torneo dal nome “AltriMondiali” con 20 squadre di migranti, ong, centri sociali autogestiti. La campagna sostiene i progetti dei palloni equi e solidali fabbricati in Pakistan (FairTrade) e in Kenya (Koinonia/Tassets Sport)

2006 Durante i Mondiali in Germania vengono in Italia per oltre un mese 2 squadre particolari: la Yassets-Kenya composta da ragazzi delle bidonville di Nairobi, la Refugees of Palestine composta da ragazzi provenienti dai campi profughi palestinesi di Israele, Gaza e Cisgiordania. Le 2 squadre girano tutta l’Italia ospiti di molti comuni e città, associazioni sportive, ong e comitati di solidarietà per la Palestina e l’Africa Sub-Sahariana.

Nel 2010 la campagna “AltriMondiali” diventa un viaggio attraverso l’Africa: AltriMondiali by Matatu! Sei ragazzi, tre italiani e tre keniani, partendo da Nairobi/Kenya arrivano a Cape Town/Sudafrica con un “matatu” (tipico pulmino utilizzato per i trasporti privati) utilizzando il calcio di strada come racconto della nuova Africa. Attraversano 8 stati (Kenya, Tanzania, Zambia, Malawi, Zimbabwe, Mozambico, Lesotho, Sudafrica) facendo tappa presso località dove ONG, ed associazioni lombarde e/o italiane, operano.

“Immaginare l’impatto dei mondiali di calcio 2010 sul Sudafrica e sul continente africano sarà sempre qualcosa di inadeguato rispetto alla realtà. L’assegnazione del massimo torneo calcistico al Sudafrica è – a tutti gli effetti – una promessa che riguarda il futuro di tutto il Continente ed in particolare di quella parte che chiamiamo Africa sub-sahariana. Un grande continente, davvero, da molti punti di vista, tanto da non poter essere riassumibile in una descrizione esaustiva di tutte le sue peculiarità. Per questo ci piace pensare alle tante afriche di cui è composta l’Africa: culture, storie, economie, sapori, colori ancora in divenire, le ultime forse da cui ci si possa aspettare un contributo creativo, e non totalmente omologato, in tempi di globalizzazione. Questa Africa non è certo immune dalla seduzione, dalla coercizione o dall’omologazione del mercato unico e delle sue regole; e i tanti problemi dovuti al rapporto con un devastante periodo di conquista e poi della complessa via verso l’autodeterminazione sono ben lungi dall’essere risolti ; ma sarebbe ingiusto appiattirci a nostra volta solo sui problemi di un continente; guardiamo all’Africa che cambia le speranze e le aspettative delle tantissime comunità di cui si compone e di noi tutti: insieme a loro, al loro fianco. Viaggiare all’interno delle realtà africane, viaggiare all’interno della realtà degli africani anche in Italia, utilizzando il calcio come strumento di comunicazione, di partecipazione e di coesione sociale. Un evento importante non solo per il continente africano, ma per tutte le comunità africane che vivono nelle città europee e italiane: un evento che vogliamo vivere e raccontare viaggiando attraverso diverse città e regioni italiane, per arrivare a Johannesburg, in Sudafrica, alla riscoperta di un calcio libero, pulito, bello, da giocare.”

Il viaggio diventa un video-documentario che vince il Premio Pace della Regione Lombardia 2010.

Per AltriMondiali 2014 è stata fatta una scelta completamente diversa, più “silenziosa”, centrata sull’etica dello sport ed i giovani. Si è concretizzata nell’iniziativa denominata “The Rules for Sport Talent – Edu-Lab Edition” , dal 31 maggio al 6 giugno 2014, nata con l’intento di contribuire ad animare la partecipazione attiva dei giovani, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, attraverso lo sport ed i valori sottesi nella pratica sportiva. Hanno partecipato 30 giovani da Ungheria, Turchia ed Italia (Milano e Cremona). Sette giorni di attività in Italia (Milano) con l’obbiettivo di sollecitare il dialogo ed il lavoro esperienziale all’insegna della pratica sportiva inclusiva, eticamente educativa e culturalmente rispettosa delle diversità e della legalità. L’aspetto educativo è stato trasversale ad ogni attività programmata e si è declinato, in particolar modo, nell’abbattimento di barriere culturali, fisiche e socio-economiche attraverso lo sport. Fondamentale è stato l’incontro di giovani provenienti da realtà diverse, grazie all’inpegno di Associazioni che operano in differenti ambiti d’intervento e con condizioni socio-economiche, nonché psico-fisiche, dissimili. Durante lo scambio i ragazzi hanno incontrato rappresentanti dello sport, Associazioni del territorio ed esperti che li hanno guidati nell’analisi dei valori dello sport e della modalità con cui è possibile diventare portatori di questi principi anche nella vita. Le sette giornate sono state strutturate alternando sessioni di dialogo e conoscenza reciproca, tornei sportivi, momenti di studio, di riflessione e attività individuali e di gruppo, in un viaggio attraverso lo sport a 360°. L’iniziativa pone il focus non sulle eccellenze, ma sulla qualità della persone e sulle lifeskills che consentono ai giovani il passaggio ad un’età adulta basata su principi di lealtà e di cooperazione. L’iniziativa vedeva il suo concretizzarsi attraverso la redazione, da parte dei giovani partecipanti e dei Leaders delle Associazioni coinvolti,della “Carta Etica dello Sport”, come processo educativo non formale alla legalità ed al rispetto delle regole, principi non solo sportivi, ma di cittadinanza. E’ stata occasione e stimolo per riflettere sui messaggi che lo sport, a tutti i livelli, deve riconquistare, anche grazie alla sollecitazione proveniente dalle nuove generazioni di sportivi e dai ragazzi che praticano sport per l’ affermazione di un talento, che valica la disabilità e la marginalizzazione sociale. E’ importante sottolineare che l’intera iniziativa è stata svolta presso le strutture della Cooperativa Sociale “La Fabbrica di Olinda”, che propone l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (principalmente con problemi psichiatrici), attraverso la gestione dell’Ostello Olinda, il bar/ristorante Jodok, il teatro LaCucina e la sala conferenze Kambusa. Un ulteriore stimolo per i giovani ospitati. Ma AltriMondiali quest’anno non finisce qui!!! quest’anno il Matatu, protagonista nella Campagna del 2010, ha fatto canestro, a Nairobi nella baraccopoli di Mathare! Proprio cosi, per una volta non è più il calcio, ma il basket a creare possibilità ed a trasmettere cultura, valori e competenze. Tutto ciò è diventato realtà grazie al progetto Slums Dunk, nato nel 2011 per formare ed avvicinare alla pratica sportiva ed alla pallacanestro gli aabitanti ed i giovani delle baraccopoli di Nairobi. Slums dunk è una storpiatura del termine inglese “slam dunk” (schiacciata) dove slums sta per baraccopoli. Il basket in Kenya s’impara al campetto e sul satellite guardando le gesta dei giganti NBA. Lo si pratica nei pochi campetti disponibili e si riduce spesso ad una lotta uno contro tutti senza difese e alla ricerca della giocata spettacolare più che del risultato. Il giocatore dell’EA7 Olimpia Milano, Bruno Cerella (fondatore e principale fomentatore del progetto), il playmaker di Treviglio Tommaso Marino, oltre che i coach Michele Carrea e Giuseppe Di Paolo, si sono recati, come ogni anno, a Mathare per due settimane per sostenere la costruzione della Basket Accademy in prima persona, non solo mediante la raccolta fondi che li impegna tutto l’anno. Durante la loro permanenza in Kenia contribuiscono alla costruzione fisica delle strutture (campi, canestri..) ma soprattutto sono impegnati nella formazione degli allenatori, sia dal punto di vista teorico che pratico. Si tratta di un progetto impegnativo, che costa sui 40.000 euro all’anno, con allenatori stipendiati dall’associazione e il contributo di sostenitori volontari (anche diverse società che hanno fornito materiale tecnico) e della federazione del Kenya. Cerella, Marino e i loro compagni di viaggio (da non dimenticare il fotografo Simone Raso e l’uomo comunicazioneFederico Cappelli) hanno dimostrato che lo sport è un linguaggio comune. Lo sport non ha ne confini ne limiti. Lo sport può essere strumento di rivalsa socio-economica e culturale.

 

2018 – RUSSIA …. Coming soon

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