Edizione 2014

AltriMondiali è una campagna di sensibilizzazione, nata nel 1998, che, seguendo l’evento dei Mondiali di calcio, si propone di realizzare eventi in cui emerga lo sport, sociale ed universale. Quest’anno il ruolo della Nazionale Italiana durante la Coppa del Mondo è stato decisamente deludente ed esemplificativo del fatto che si stanno perdendo i valori dello sport. Al di là delle condizioni esageratamente agiate in cui hanno vissuto i giocatori della nostra Nazionale, in Brasile, c’è da sottolineare la scarsa prestazione dimostrata: un gioco poco offensivo, privo di grinta e voglia di rivalsa (visti anche i risultati del mondiale precedente, nel 2010 in Sud Africa).   Altropallone vede lo sport, ed in particolare il calcio (in quanto sport più diffuso di altri) come l’esatto opposto di quanto si è verificato.Lo sport, soprattutto ai suoi massimi livelli, deve essere considerato ed incentivato come passione popolare, come fattore di sviluppo culturale, come elemento di coesione sociale, di pace e solidarietà, con particolare focus sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a una vita dignitosa, contro lo sfruttamento del lavoro infantile e minorile, per lo sviluppo educativo sociale e umano delle giovani generazioni. Da qui la volontà di ribadire con forza questo punto di vista attraverso le Campagne AltriMondiali.
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Nel 2010 la Campagna AltriMondiali si è concretizzata in un viaggio attraverso l’Africa:“AltriMondiali by Matatu-From Nairobi to Cape Town”. 8 gli Stati attraversati (Kenya, Tanzania, Zambia, Malawi, Zimbabwe, Mozambico, Lesotho, Sudafrica), molte le ONG, le Associazioni coinvolte e ospitanti, attraverso anche il racconto dei loro progetti nelle città africane. Il viaggio è diventato un video-documentario che ha vinto il Premio Pace della Regione Lombardia 2010.

Per AltriMondiali 2014 è stata fatta una scelta completamente diversa, più “silenziosa”, centrata sull’etica dello sport ed i giovani. Si è concretizzata nell’iniziativa denominata “The Rules for Sport Talent – Edu-Lab Edition” , dal 31 maggio al 6 giugno 2014, nata con l’intento di contribuire ad animare la partecipazione attiva dei giovani, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, attraverso lo sport ed i valori sottesi nella pratica sportiva. Hanno partecipato 30 giovani da Ungheria, Turchia ed Italia (Milano e Cremona).

Sette giorni di attività in Italia (Milano) con l’obbiettivo di sollecitare il dialogo ed il lavoro esperienziale all’insegna della pratica sportiva inclusiva, eticamente educativa e culturalmente rispettosa delle diversità e della legalità.

L’aspetto educativo è stato trasversale ad ogni attività programmata e si è declinato, in particolar modo, nell’abbattimento di barriere culturali, fisiche e socio-economiche attraverso lo sport.
Fondamentale è stato l’incontro di giovani provenienti da realtà diverse, grazie all’inpegno di Associazioni che operano in differenti ambiti d’intervento e con condizioni socio-economiche, nonché psico-fisiche, dissimili.
Durante lo scambio i ragazzi hanno incontrato rappresentanti dello sport, Associazioni del territorio ed esperti che li hanno guidati nell’analisi dei valori dello sport e della modalità con cui è possibile diventare portatori di questi principi anche nella vita. Le sette giornate sono state strutturate alternando sessioni di dialogo e conoscenza reciproca, tornei sportivi, momenti di studio, di riflessione e attività individuali e di gruppo, in un viaggio attraverso lo sport a 360°.

L’iniziativa pone il focus non sulle eccellenze, ma sulla qualità della persone e sulle lifeskills che consentono ai giovani il passaggio ad un’età adulta basata su principi di lealtà e di cooperazione. L’iniziativa vedeva il suo concretizzarsi attraverso la redazione, da parte dei giovani partecipanti e dei Leaders delle Associazioni coinvolti,della “Carta Etica dello Sport”, come processo educativo non formale alla legalità ed al rispetto delle regole, principi non solo sportivi, ma di cittadinanza. E’ stata occasione e stimolo per riflettere sui messaggi che lo sport, a tutti i livelli, deve riconquistare, anche grazie alla sollecitazione proveniente dalle nuove generazioni di sportivi e dai ragazzi che praticano sport per
l’ affermazione di un talento, che valica la disabilità e la marginalizzazione sociale.

E’ importante sottolineare che l’intera iniziativa è stata svolta presso le strutture della Cooperativa Sociale “La Fabbrica di Olinda”, che propone l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (principalmente con problemi psichiatrici), attraverso la gestione dell’Ostello Olinda, il bar/ristorante Jodok, il teatro LaCucina e la sala conferenze Kambusa. Un ulteriore stimolo per i giovani ospitati.

Ma AltriMondiali quest’anno non finisce qui!!!

1799950_682998991749080_8789810490427923222_oInfatti quest’anno il Matatu, protagonista nella Campagna del 2010, ha fatto canestro, a Nairobi nella baraccopoli di Mathare! Proprio cosi, per una volta non è più il calcio, ma il basket a creare possibilità ed a trasmettere cultura, valori e competenze. Tutto ciò è diventato realtà grazie al progetto Slums Dunk, nato nel 2011 per formare ed avvicinare alla pratica sportiva ed alla pallacanestro gli aabitanti ed i giovani delle baraccopoli di Nairobi.
Slums dunk è una storpiatura del termine inglese “slam dunk” (schiacciata) dove slums sta per baraccopoli. Il basket in Kenya s’impara al campetto e sul satellite guardando le gesta dei giganti NBA. Lo si pratica nei pochi campetti disponibili e si riduce spesso ad una lotta uno contro tutti senza difese e alla ricerca della giocata spettacolare più che del risultato.
Il giocatore dell’EA7 Olimpia Milano, Bruno Cerella (fondatore e principale fomentatore del progetto),  il playmaker di Treviglio Tommaso Marino, oltre che i coach Michele Carrea e Giuseppe Di Paolo, si sono recati, come ogni anno, a Mathare per due settimane per sostenere la costruzione della Basket Accademy in prima persona, non solo mediante la raccolta fondi che li impegna tutto l’anno. Durante la loro permanenza in Kenia contribuiscono alla costruzione fisica delle strutture (campi, canestri..) ma soprattutto sono impegnati nella formazione degli allenatori, sia dal punto di vista teorico che pratico. Si tratta di un progetto impegnativo, che costa sui 40.000 euro all’anno, con allenatori stipendiati dall’associazione e il contributo di sostenitori volontari (anche diverse società che hanno fornito materiale tecnico) e della federazione del Kenya. Cerella, Marino e i loro compagni di viaggio (da non dimenticare il fotografo Simone Raso e l’uomo comunicazioneFederico Cappelli) hanno dimostrato che lo sport è un linguaggio comune. Lo sport non ha ne confini ne limiti. Lo sport può essere strumento di rivalsa socio-economica e culturale.

 

 

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